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In alto due foto di Claudia Agostini da sola e una assieme al fidanzato e convivente L.B.
OMICIDIO DELLA LUNGARA, VITTIMA CLAUDIA AGOSTINI Dopo dieci anni si riapre il caso della morte di Claudia Agostini: il PM si appresta a chiedere il rinvio a giudizio del convivente della vittima. Grosso impulso all'inchiesta dalle indagini difensive della parte offesa (il padre della vittima, Athos Agostini) rappresentata dall'avv. Luigi Vincenzo e dal criminologo prof. Carmelo Lavorino. SINTESI DELL'EXCURSUS  Il 13 ottobre 2003 viene rinvenuto il corpo di Claudia Agostini su via della Lungara a Roma. Il Pm Olga Capasso chiede per quattro volte l'archiviazione, ipotizzando in tempi e modi diversi la morte incidentale, per malore e per precipitazione. Athos Agostini, il padre di Claudia, si oppone sempre e comunque al tentativo di negare giustizia a sua figlia.  Il 16 novembre 2007, il Giudice per le indagini preliminari Renato Laviola archivia la morte di Claudia Agostini per omicidio, dando ampio credito alle argomentazioni dell’avv. Luigi Vincenzo, difensore della parte offesa,  ed alle consulenze tecniche criminologiche del prof. Carmelo Lavorino e del suo gruppo di lavoro (CESCRIN) fra cui i Consulenti dottori Enrico Delli Compagni e Marco Lilli. Il Gip rivolge una grossa critica alle indagini iniziali definite “superficiali e approssimative”, sentenzia l'impossibilità del suicidio e dell’investimento stradale, l'impossibilità della precipitazione. Ritiene che sia stato omicidio, consumato all'interno del palazzo. Il 7 maggio 2010 Athos Agostini presenta un esposto alla Procura di Roma in cui chiede di approfondire la posizione, i comportamenti e le eventuali contraddizioni del convivente della figlia. Il PM Nicola Maiorano nel marzo del 2013 invia all'indagato L.B. l'avviso di chiusura indagini e si appresta chiederne il rinvio a giudizio. 1 – IL FATTO Vittima Claudia Agostini, nata a Lucca il 3 marzo 1962, morta in Roma il 13 ottobre 2003. Claudia abitava a Roma, al quarto piano in Via Della Lungara nr 41, viveva col fidanzato L.B., direttore di un istituto di lingue. Lei era insegnante di inglese (foto 1, 2, 3). Claudia era rinvenuta cadavere la mattina del 13 ottobre 2003 – ore 6,40 - di fronte al nr civico 41 di Via Della Lungara, con la testa verso il muro di sostegno, le gambe divaricate. Il nr 41 è accanto al nr 42, il portone di entrata del condominio di Claudia. La donna è stata descritta con le mani sull'addome da sei persone, fra cui il sig. Walter Dellabona, guardia penitenziaria, il quale bloccava il traffico e controllava il corpo, dichiarando che la ragazza era ancora tiepida alle ore 06,40. Alle 7,45 scendeva dal quarto piano il fidanzato L.B., allarmato dall’assenza di Claudia e dai rumori delle macchine, così riconosceva il corpo di Claudia.  Arrivavano gli operatori del 118, il cui medico constatava la morte per malore da individuare; le braccia della ragazza venivano spostate dalla posizione in cui era stata vista dai primi  soccorritori, per permettere le ovvie ed inutili manovre di rianimazione e/o di soccorso.  Interveniva la Polizia scientifica che scattava alcune fotografie.  A sinistra ed al centro la salma di Claudia al momento del rinvenimento. A destra la mappa topografica con Via della Lungara Il convivente della vittima, L.B., conduceva i Poliziotti della Squadra investigativa in terrazzo e mostrava loro un pacchetto di sigarette con sopra un accendino, per cui presumeva che  da quel punto Claudia si fosse buttata oppure caduta in seguito a malore. In alternativa riteneva che Claudia fosse scesa dopo avere fumato: la posizione delle sigarette erano in linea con la  verticale di caduta (foto 4).   L.B. dichiarava che il giorno prima erano andati nella zona di Viterbo, che erano tornati a casa in serata, che Claudia aveva freddo e aveva indossato una sua tuta, in quanto aveva ancora  i propri vestiti a Firenze, che avevano parlato delle loro questioni, che avevano giocato a carte sul letto, che lui si era addormentato e che non si era accorto dell’assenza di Claudia se non la  mattina dopo.  L’autopsia stabiliva che la morte poteva essere stata per investimento, ma Athos Agostini non fu convinto, si mostrò di parere contrario e incaricò l’avvocato Luigi Vincenzo di Roma     di  tutelare gli interessi della figlia in quanto certo che non trattavasi di investimento.  Il corpo veniva riesumato e i periti stabilirono che Claudia non era vittima di investimento.   Il prof. Giancarlo Umani Ronchi, consulente medico legale di Athos Agostini,  scopriva che l’osso ioide della ragazza era fratturato, come se ci fosse stato un tentativo di strozzamento.  Il pubblico ministero chiese quattro volte l’archiviazione dell’inchiesta, ma il padre Athos altrettante volte si oppose, ed alla quarta richiesta incaricò il criminologo Carmelo Lavorino di  elaborare un’analisi dettagliata dei fatti e di indicare piste alternative.   Il criminologo produsse un’analisi con le seguenti conclusioni (1) non vi è alcun elemento a favore della tesi “morte per precipitazione dal terrazzo causata da motivi suicidiari o per  malore”, anzi vi sono diversi elementi ostativi, (2) risulta NON POSSIBILE che Claudia Agostini possa essersi buttata volontariamente dal terrazzo così come ipotizzato dagli Inquirenti per  impattare sul punto del rinvenimento, (3) risulta non verosimile la morte per investimento, (4) TUTTI gli scenari  di morte restano aperti e  devono essere investigati senza pregiudizio alcuno,  (5) da particolari ingrandimenti sulle poche fotografie della vittima s’intravedono minuscole macchie rosse sulla tuta e sul ventre, (6) i lacci delle scarpe appaiono essere stati annodati da una  terza persona, (7) vi sono almeno 30 attività investigative da effettuare.  2 – PERCHÉ È OMICIDIO (TRATTO DALLA RELAZIONE TECNICA DEL PROF. CARMELO LAVORINO) Si premette e si ribadisce che le ferite rilevate sulla Agostini non sono compatibili con una precipitazione da 19-20 metri per i motivi in seguito elencati, sia essa precipitazione avvenuta  (1) per malore, quindi cadendo quasi a piombo; (2) per suicidio, quindi con un lancio condizionato dallo stato del terrazzo e dalle sue misure e caratteristiche, dallo stato psichico e dalle  condizioni e attitudini fisiche della Agostini;  (3) per opera di terzi con due sub-ipotesi, (a) lanciata in stato d’incoscienza, (b) lanciata in stato di coscienza.   Lo scenario della precipitazione appare essere “del tipo impossibile” perché basato su presupposti errati e/o in contraddizione fra di essi.  Anche lo scenario della morte per investimento appare essere del “tipo impossibile” per i motivi che verranno esplicitati nella presente relazione e per quanto sinora emerso in atti.  Gli eventi che hanno prodotto nel corpo di Claudia Agostini effetti visibili constatati tramite ispezione esterna, effetti constatati tramite autopsia, effetti constatati dal prof.  Umani Ronchi, sono eventi non assimilabili a morte per investimento, tanto meno sono eventi assimilabili a morte per precipitazione dall’altezza di metri 20, difatti: GLI EVENTI CHE HANNO PRODOTTO NEL CORPO DI CLAUDIA AGOSTINI: (1) effetti visibili a ispezione esterna quali ecchimosi rosso bluastra a carico del cavo popliteo sinistro e la motilità preternaturale del rachide nel punto di passaggio fra il tratto cervicale e  quello toracico   (2) effetti constatati tramite autopsia:   - al capo infiltrazione ematica della faccia ematica del cuoio capelluto in regione temporale destra con concomitante infiltrazione ematica del muscolo temporale omolaterale, rima di frattura  in corrispondenza della porzione anteriore dell’osso temporale destra che si irradia verso la fossa cranica media decorrendo obliquamente medialmente e posteriormente, lieve  slaminamento sottodurale a carico della fossa cranica di destra;   - al collo frattura comminuta e introflessa del corpo e delle apofisi traverse della settima vertebra cervicale e delle prime due vertebre toraciche e delle porzioni articolari delle coste  corrispondenti;  - al torace lacerazione lineare completa e a tutto spessore della parte dell’aorta nel punto di passaggio fra l’arco e la porzione toracica;   - nell’addome 450 cc di sangue fluido fuoruscito da lacerazioni epatiche superficiali della glissoniana, a carico della cupola di entrambi i lobi e della faccia basale destra, nonché della milza,   ed ancora,  (3) le fratture dell’osso ioide e della cartilagine tiroide riscontrate dal prof. Giancarlo Umani Ronchi  e non evidenziate dai primi consulenti, fratture così descrivibili “mobilità  preternaturale del corno sinistro dell’osso ioide e del corno superiore sinistro dello scudo tiroideo sinistro, fratture comuni nelle asfissie meccaniche e particolarmente nello strozzamento e  nello strangolamento”, 
A sinistra il pacchetto di Camel con sopra laccendino. Secondo la fallacipotesi della precipitazione suicidiaria sarebbe il punto di lancio. Al centro il palazzo dove abitava Claudia. La freccia indica lipotetic(e impossibile punto di lancio)  secondo lipotesi suicidiaria. A destra lingrandimento della foto del rinvenimento del corpo: uimpossibile volo da unaltezza metri 19,71 più avvitamento, capovolta con moto rotatorio traslatorio, balzo in avanti del baricentro di metri 4,60 ed atterramento fra due vetture senza toccarle … con le mani che vanno ad “autocomporsi” sopra l'addome in maniera di messa in posa di intimità affettiva”.
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