Direttore responsabile    Carmelo Lavorino
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Investigazione criminale, Criminologia, Criminalistica, Intelligence, Sicurezza, Scienze dell'Investigazione e Forensi, Analisi Criminale Sistemica
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 OMICIDIO DI ANTONELLA FALCIDIA IL GIALLO DELLA CATANIA BENE Il 4 dicembre 1993 è assassinata con 23 coltellate nella sua casa a Catania, la professoressa Antonella Falcidia, anni 44. Il 14 marzo 2007 viene arrestato il marito, il medico  Vincenzo Morici, scarcerato qualche giorno dopo ed assolto in primo grado il 3 marzo 2011. Attualmente è in corso il processo d'appello che lascia intravedere la conferma  dell'assoluzione. 1- NELL’ESTATE DEL 1994 MI ERO INTERESSATO DEL CASO Nel luglio del 1994, mentre ero impegnato a Firenze nel primo processo contro Pietro Pacciani, come consulente della difesa assieme ad altri colleghi, fui invitato a recarmi a Catania per  fornire una consulenza sul modus operandi dell’assassino di una professoressa di 44 anni, Antonella Falcidia, per verificare la versione rilasciata dal marito Vincenzo Morici e produrre una  mia opinione in merito, con l'analisi del modus operandi.   Presi un volo Alitalia per Catania, arrivai in Procura e venni presentato alla dottoressa Accagnino titolare dell’inchiesta. Parlammo del caso, degli enunciati sospetti sul marito, dei vari pro e  contro. Dopo una trentina di minuti arrivò Vincenzo Morici con il quale ci fu un colloquio, poi uscimmo dalla Procura per andare a casa sua, nell’appartamento al terzo piano in via Rosso di  San Secondo, dove otto mesi prima era stata uccisa Antonella Falcidia. Morici fu esplicativo e collaborativo, ci mostrò l’appartamento, il sistema d’allarme, la porta, le finestre, l’ascensore, il  garage e i balconi. Sapeva di essere sospettato.  Su una parete a buccia d’arancia notai che c’era ancora qualche minuscola schizzo di sangue della moglie, ormai brunito, frutto di proiezione e di scivolamento del sangue dalla lama. Glielo  dissi, si scusò dicendo che non era stato pulito bene. Accanto a lui c’era il figlio Riccardo.  Morici parlava e ci forniva le sue versioni per i vari eventi. Nel frattempo disegnai uno schizzo dell’appartamento, presi le misure delle stanze, mi concentrai sulla stanza epicentro del  crimine e sulla porta.   Notai la presenza di un rudimentale e strano sistema d’allarme all’interno dell’appartamento, situato proprio accanto allo stipite della porta d’entrata: era composto (1) dalla classica  catenella la cui estremità libera veniva fissata sul braccetto della leva fermaporta e l’altra estremità era fissata al muro, (2) da un pulsante-levetta posto 30 cm sotto la catenella fissata al muro  che, se non disattivato tramite pressione, avrebbe fatto scattare l’allarme dieci secondi dopo l’apertura della porta. La stranezza del sistema d’allarme consisteva nel poter essere disattivato con  estrema facilità anche dall’esterno, bastava infilare il braccio destro fra la porta e lo stipite, manovra favorita dalla lunghezza della catenella e dalla posizione del pulsante-leva dell’allarme  fissato pochi decimetri sotto la catenella. Morici mi spiegò, in presenza del figlio Riccardo, di due Carabinieri e di altri, che il sistema d’allarme aveva soltanto una valenza psicologica di  sicurezza per la moglie, ma chi aveva le chiavi dell’appartamento poteva disattivarlo senza svegliarla.  La prima osservazione-considerazione che emerse è che l'assassino fosse a conoscenza del “sistema d'allarme” e di come disattivarlo. Feci un lungo sopralluogo nell’intero stabile, documentai le posizioni dell’ascensore e delle scale, i tempi di salita e di discesa, i punti di osservazione e di visuale dall’interno  dell’appartamento e viceversa. Controllai il palazzo difronte, quello dove, al momento del crimine, abitavano il padre della vittima, la colf dello Sri Lanka col marito ed altre persone  interessanti. Controllai il garage condominiale dall’altra parte della strada, verificai tutti i tempi dei percorsi e dei movimenti di Morici.  Diedi una rilettura veloce alle carte, feci altre domande e parlai molto anche col figlio Riccardo.  Tornai a Roma non convinto della responsabilità di Vincenzo Morici, anche se il marito ha sempre  il “diritto” di essere sospettato per primo, anche quando tutto sembra  deporre a suo  favore e oggi, con i delitti che corrono, sembra diventata quasi regola. Riguardai tutti i documenti delle indagini e i miei appunti, però non riuscivo ad essere d’accordo con l’impostazione  accusatoria, perché conteneva sempre più di qualcosa che non quadrava, o “red flag” per dirla alla John Douglas. Era la classica coperta troppo piccola e bucata che non riusciva a coprire un  letto più grande. La teoria del crimine prevedeva l’omicidio premeditato, la possibilità di un mandante, un movente fortissimo e superiore a quello di tipico scontro emozionale, una cronologia  temporale molto strana, uno “sconquassamento” degli alibi di Morici. Con i tempi di percorrenza e con quelli esecutivi Morici non rientrava nella finestra di possibilità attuativa del crimine:  molto non collimava e dalle risultanze dell’autopsia e delle evidenze delle scene del crimine, non sortiva nulla che potesse portare a Morici, neanche a volerlo spezzettare, ampliare e  virtualizzare.  Presi quindi le distanze dall’impostazione accusatoria nei confronti di Vincenzo Morici.  Passarono gli anni. Nell’agosto del 2001 collaboravo come consulente criminologo con la trasmissione di Rai Uno “GialloUno” condotta da Puccio Corona, avevamo in programma otto  gialli irrisolti, fra i miei vari compiti c’era quello di proporre i casi. Proposi anche il caso Falcidia e mi sentii telefonicamente con Morici per invitarlo alla trasmissione, ma, poiché era  impossibilitato, fece intervenire il suo avvocato dell’epoca, Giusto Pacifico di Bologna. Ebbi altri contatti telefonici con Morici, dove gli indicai un soggetto che aveva un profilo criminale  “molto speciale”, con caratteristiche particolari, con le capacità, le opportunità ed anche un po’ di fortuna che lo avevano reso invisibile nelle fasi delle indagini preliminari.  Nel marzo 2006 leggo che il giallista Carlo Lucarelli si sta interessando del delitto Falcidia, guardo la sua trasmissione e capisco che sta guardando verso Morici e che “sotto voce” lo sta  indicando perché qualcun altro glielo ha indicato. Capisco che la rete mass mediatica giudiziaria si sta lentamente strutturando attorno a Morici, per poi piombare su di lui. L’invisibile sistema  a cupola di giallo-noir e legal thriller si muoveva ancora una volta.  Un anno dopo le anticipazioni di Lucarelli viene arrestato Vincenzo Morici per l’omicidio della moglie.  L'impianto accusatorio era semplicemente illogico, fondato sul nulla, tanto che il tribunale del riesame annullò l'ordinanza.  Morici è stato processato avendone il PM chiesto il rinvio a giudizio ed avendo il Morici, in sede di udienza preliminare, chiesto il rito abbreviato: quindi processo secco, allo stato degli  atti.. 2- IL FATTO CRIMINALE La notte del 4 dicembre 1993, verso le ore 23,40, arrivava alla Centrale Operativa dei Carabinieri di Catania la notizia del rinvenimento del cadavere di Antonina Maria Falcidia maritata  Morici. A dare l’allarme era lo stesso marito Vincenzo, un medico catanese originario di Avellino il quale, rientrato a casa verso le ore 23,30, proveniente da Nicosia (una cittadina a circa 110  km da Catania) dove aveva cenato con il collega dottor Salvatore Campagna, aveva scoperto il corpo insanguinato della moglie riverso sul pavimento e quasi a contatto col divano.   Arrivavano i Carabinieri, alle 0,45 arrivava il medico legale Biagio Guardabasso. 
Cold Cases & Analisi Criminale
    SOMMARIO 1- NELL’ESTATE DEL 1994 MI ERO INTERESSATO DEL  CASO 2- IL FATTO CRIMINALE 3- L’EPICENTRO DEL CRIMINE E LA VITTIMA 4- ALTRE TRACCE D’INTERESSE INVESTIGATIVO 5- IL BIGLIETTO MINATORIO 6- LE INDAGINI 7- LE PISTE INVESTIGATIVE SEGUITE 8- LE INDAGINI SUL MARITO 9- I PERSONAGGI DELLA VICENDA 10- IL PROFILO CRIMINALE DELL’ASSASSINO 11- CONCLUSIONI
Detective & Crime traccia  il profilo criminale del soggetto ignoto assassino di Antonella Falcidia
A sinistra due fotografie dei coniugi Morici negli anni '90. La terza foto riprende la vittima. Nella quarta foto il dott. Vincenzo Morici ai giorni d'oggi in Tribunale.