Direttore responsabile    Carmelo Lavorino
HOME
LA RIVISTA
CORSI DI FORMAZIONE
CONTATTACI
BLOG
CHI SIAMO
Investigazione criminale, Criminologia, Criminalistica, Intelligence, Sicurezza, Scienze dell'Investigazione e Forensi, Analisi Criminale Sistemica
Pagina                                      1   2   3   4   5   6   7 
1
Indagini Difensive & Analisi Criminali Caso “Amanti Diabolici”: Massimo Pisano ingiustamente condannato all’ergastolo per l’uccisione della moglie Cinzia Bruno. Riconosciuto innocente dopo sette anni di carcere. di CARMELO LAVORINO 1 - UN ERRORE GIUDIZIARIO L’estate del 1993 viene ricordata in ambito storico criminologico come “la prima estate dei delitti contro le donne”, un’estate nera di rabbia e rossa di sangue. Vittime: Mara Callisti a Todi,  Barbara Silvagni a Bologna, Laura Bigoni a Clusone, Manuela Petilli a Ivrea, Lanfranca Lipparini a Forlì, Hana Mindlova a Lucca, Maria Romano a Lodi, Milva Malatesta nel Mugello,  Cinzia Bruno a Roma.   Tre mesi dopo, novembre '93, usciva il primo numero di Detective & Crime, dedicato in parte ai suddetti casi di femminicidio.  L’omicidio di Cinzia Bruno divenne poi un clamoroso errore giudiziario, quello che i giornali dell’epoca battezzarono “il delitto degli amanti diabolici”, indicando avventatamente gli  assassini - stile “sbatti il mostro in prima pagina, tanto lo dicono gli inquirenti …” - nel marito della donna e la sua amante: Massimo Pisano e Silvana Agresta.  Non immaginavo che quattro anni dopo ci saremmo trovati a lavorare e indagare su questo delitto e che nel 2001, grazie alle nostre analisi criminali e investigative, Massimo  Pisano condannato ingiustamente all’ergastolo, sarebbe stato rimesso in libertà con tante scuse, dopo sette anni d’inferno carcerario. Era il settembre del 1996, qualche mese dopo la clamorosa assoluzione di Pietro Pacciani*, ci contattò Mario Pisano, fratello di Massino, già definito dai media “amante diabolico”, bieco  assassino, turpe uxoricida. L’uomo era preoccupato perché il fratello era stato condannato all’ergastolo sia in primo grado che in appello e si stava avvicinando il processo per Cassazione.   Mario Pisano ci consegnò il fascicolo processuale, ci mise in contatto con il difensore, avvocato Manfredo Rossi, ci chiese di dargli una mano per dimostrare l’innocenza di Massimo.   “In Cassazione possiamo fare ben poco - gli spiegammo - possiamo invece iniziare a preparare alcuni elementi per il processo di revisione. Il nostro lavoro è la ricerca di elementi, l’analisi  sui fatti e sulle cose, l’impostazione e la verifica di scenari alternativi, studiare, comprendere e dimostrare come alcuni errori congetturali o investigativi possano essersi formati. Non c’è  spazio in Cassazione per attività del genere, specialmente in un caso come quello di suo fratello”.  Mario comprese la situazione, ma decise di affidarci lo stesso l’analisi del caso, anche in previsione delle attività per ottenere la revisione del processo.   Leggendo le sentenze e le trascrizioni dibattimentali si ravvisava una sorta di acredine e di volontà punitiva nei confronti di Massimo Pisano e, lentamente, andammo a delineare lo scenario  effettivo di come i fatti erano andati realmente: l’amante Silvana Agresta è l’assassina, uccide la rivale in amore che ha osato andare a casa sua per provocarla, poi, “mette in mezzo”  l’amante Massimo che la voleva mollare, fedele ai motti “Muoia Sansone con tutti i Filistei” e “Solo mio e di nessun'altra”. Inoltre, appariva chiaro che l’Agresta non aveva agito da sola, ma assieme a un’altra persona che non è Massimo Pisano e che la donna continua a proteggere. Fu così che consegnammo all’avvocato Rossi un voluminoso dossier analitico investigativo sulla vicenda, poi, nel maggio 1996, fu pubblicato un clamoroso saggio criminologico  investigativo dal titolo “Gli amanti “diabolici”: un innocente in carcere” con chiaro riferimento a Massimo Pisano.   Naturalmente la Cassazione respinse il ricorso di Massimo Pisano in quanto il merito era non più discutibile, e l’uomo venne condannato definitivamente all’ergastolo.   A quel punto si poteva tentare solo la revisione tramite la ricerca e l’introduzione di elementi nuovi.  Il dossier consegnato all’avvocato Rossi e a Mario Pisano, le nostre analisi e quanto apparso col saggio sopracitato furono giocati nell’ambito della revisione, tanto che Massimo Pisano  sette anni dopo venne riconosciuto innocente.  Ci arrivarono diversi messaggi di ringraziamento e di congratulazioni, il più importante ed assertivo è il seguente: “Caro CL, ti do del tu perché fra gente come noi ci si dà del tu. Sono  il giudice del caso Pisano. Complimenti per tutto quello che hai fatto e dedotto a favore della Giustizia e della Verità. ADS.”  Vediamo come sono andate le cose, dal delitto alla condanna, dalle nostre analisi delle varie scene del crimine, all’assoluzione dell’innocente Massimo Pisano.
LA VITTIMA E I CINQUE PROTAGONISTI Cinzia Bruno, vittima: anni 30, lavorava presso il Ministero dell’Interno,  via Giovanni Lanza.    Massimo Pisano, sette anni in carcere da innocente: il marito. Anni 33,  lavorava presso l’Istituto Superiore di Polizia, via Guido Reni.  Silvana Agresta, l’assassina: anni 35, risiedeva a Riano in via Matteotti,  lavorava presso il Ministero dell’Interno, ISP. Ha incaricato due uomini di  fare sparire il cadavere di Cinzia Bruno rinchiuso in un sacco.  Sabatino Gigante, anni 38, amico d’infanzia di Silvana Agresta, fece  sparire il corpo della donna scaricandolo sul greto del Tevere. Maurizio Severini, anni 44, ha aiutato Sabatino Gigante a occultare il corpo della vittima. Soggetto Ignoto: la persona che ha aiutato Silvana Agresta a uccidere Cinzia Bruno
SOMMARIO  1. UN ERRORE GIUDIZIARIO   2. EXCURSUS STORICO: SI SCOPRE IL CADAVERE DI CINZIA  BRUNO   3. LA RICOSTRUZIONE DELL’OMICIDIO SECONDO LA SENTENZA  4. I PROCESSI E LE CONDANNE  5.  IL CRIMINE, LE INDAGINI E GLI ARRESTI I PROCESSI E LE CONDANNE   6. I CAPISALDI DELL’ASSOLUZIONE DI MASSIMO PISANO    7. L’ALIBI DI PISANO È INATTACCABILE GRAZIE A QUATTRO  ELEMENTI   8. CONFUTAZIONI DEI PUNTI TOPICI DELLA SENTENZA DI  CONDANNA TRAMITE IL NOSTRO DOSSIER   9.  CONCLUSIONI DEL DOSSIER